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Martedì, Luglio 23, 2019

spettatore critico: la recensione vincitrice

I componenti della Compagnia Attori & Tecnici devono aver intuito che, di questi tempi, c'è una gran voglia di trovare motivi per ridere o, almeno, sorridere un po'.

Si sono accorti, anche, che le occasioni utili ad alleggerire un po' l'animo sono diventate una merce rara ed è probabilmente per questo che hanno scelto di offrire al loro pubblico uno spettacolo decisamente divertente.
Il testo di Agatha Christie contiene già elementi per creare situazioni di raffinato umorismo: c'è un misterioso assassinio, ci sono le reazioni scomposte e spassose di numerosi personaggi, c'è una trama che li lega e vicende personali che li caratterizzano, ci sono gli interrogatori dell'ispettore di polizia e le risposte dei sospettati, questi e quelle ben costruiti e funzionali, manco a dirlo, a sviare i sospetti dello spettatore dal vero colpevole. Il tutto è ambientato in una casa borghese di Londra, la cui atmosfera è resa molto bene dalla bella scenografia di Chiti.
L'accorta e vivace regia di Stefano Messina coglie in pieno gli spunti umoristici del testo e aggiunge un brio particolare all'azione di tutta la commedia che, pensata dall'autrice come uno dei suoi classici gialli, finisce per diventare spesso una brillante rappresentazione di situazioni solo apparentemente drammatiche. I personaggi, molto ben delineati, sono resi con efficacia dai bravi attori, tutti coralmente puntuali e dai ritmi incalzanti, ben orchestrati dalla regia: il sir Rowland di Carlo Lizzani, con la sua recitazione elegante e un po' snob fa da contraltare ai trasalimenti scomposti dell'Hugo Birch di Roberto della Casa. La bella ed elegante Claudia Crisafio rende bene una Clarissa che incede sprezzante e altera, in un bell'abito di scena, quasi ad aggredire l'ispettore di polizia, un Andrea Lolli spesso travolto e stordito dalle innumerevoli bugie che la donna oppone alle sue domande. Annalisa di Nola tratteggia una spassosissima Frau Schulz che ricorda un personaggio simile del film Frankenstein Junior, mentre Stefano Messina (questa volta nelle vesti di attore) è un Jeremy Warrender convincente nel suo difficile ruolo di essere l'unico personaggio destinato ad una decisa trasformazione di ruolo.
Voglio dedicare qualche parola a parte a Viviana Toniolo. Che dire? La sua interpretazione della giardiniera Mildred Peak passa dai rimbrotti affettuosi alla sorniona ironia con cui ama commentare ciò che accade sul palcoscenico, il tutto condito da un profondo, antico amore per quella casa e per quel giardino che sono, da tanti anni, i motivi della sua vita. Mi è venuto da pensare: e se al posto di Mildred ci mettessimo Viviana (non solo come attrice, ma proprio lei) e al posto della casa e del giardino, come per incanto, ci fosse lo stesso Teatro Vittoria, che cosa cambierebbe? Quegli accenti di ironia, quei bonari rimbrotti, quella passione per quello che si fa, non si addicono anche al Direttore Artistico di un Teatro? Un teatro, il Vittoria, che mi è sembrato volesse, alla fine, lanciare un messaggio quasi subliminale, agli spettatori: 'Ma perché vi ostinate a restare a casa, in poltrona a vedere le serie televisive recitate da attori cani! Venite da noi Attori e Tecnici: troverete attori bravi aiutati, pensate un po', da un cane attore!'.
Eh, sì. Non possiamo dimenticare il bravo e simpaticissimo kataklò, che ha meritato applausi a scena aperta e ci ha salutati con affetto scodinzolando.

Giovanni Pace

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